Lo sciopero non è un obiettivo, non una soluzione, ma un indispensabile strumento per sostanziare anche a questo Governo e alla politica che il comparto dei trasporti, è arrivato al limite di ogni possibile sopportazione e qualsiasi ulteriore provvedimento che non traguardi interventi coordinati in un’ottica di sistema sarà controproducente.
Le liberalizzazioni non sono la soluzione dei mali che attanagliano il settore, da sole non hanno mai risolto nulla, ed anche quelle immaginate sembrano rispondere più a logiche di resa dei conti, di vecchie contrapposizioni che a un disegno strategico che non si conosce, non si capisce e forse nemmeno è stato abbozzato.
I giorni che ci separano dallo sciopero dovranno essere utilizzati per spiegare al Paese ed ai lavoratori che siamo per lo sviluppo ed il rilancio dei servizi, in un quadro di libera concorrenza che non potrà mai definirsi senza regole certe ed esigibili per il lavoro.
Il Governo deve iniziare ad ascoltare e confrontarsi per condividere un percorso che non si concluderà con la conversione del decreto sulle liberalizzazioni, ma forse da questo potrà partire per recuperare i guasti e le occasioni perdute che i cittadini e i lavoratori non meritano e non sono più disponibili a sopportare.