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UNA SFIDA PER LA PREVIDENZA DEL FUTURO - La Relazione introduttiva del Segretario Generale UILT, Claudio Tarlazzi

UNA SFIDA PER LA PREVIDENZA DEL FUTURO. - Economicità e tutele nei trasporti

Buongiorno a tutti, gentili Ospiti, Delegati, Lavoratrici e Lavoratori.

La riflessione che ci accingiamo a compiere questa mattina non può prescindere dal quadro generale della nostra economia e dal ruolo che in essa rivestono i trasporti e la logistica, che rappresentano uno degli elementi di maggiore redditività del sistema produttivo del Paese.

Molti studi continuano ad evidenziare il gap che il nostro sistema dei trasporti e della logistica ha nei confronti di analoghi sistemi europei, sia sul piano delle persone sia su quello delle merci. E’ ormai generalizzata la consapevolezza che i trasporti e la logistica sono elementi strategici di sostegno e accelerazione di quella crescita che vogliamo decolli al più presto per la nostra economia.

Servono investimenti mirati all’interoperabilità e all’intermodalità del sistema, ma anche un nuovo quadro di regolamentazione di tutto il comparto, che ne migliori profondamente l’efficienza, l’efficacia e la sicurezza. Su questo abbiamo incalzato il Governo ed il Parlamento, chiedendo azioni concrete di modifica legislativa, che innovino sistemi ormai superati e poco competitivi per l’economia del Paese.

Un punto va sottolineato per tutti. I trasporti e la logistica sono attività a forte intensità di lavoro e risentono fortemente del fattore umano. Anche l’introduzione di automatizzazione nell’organizzazione del lavoro, non possedendo le caratteristiche tipiche degli impianti produttivi industriali, darà, in termini di numero di addetti, effetti solo con orizzonti pluriennali.

Quindi, se il lavoro è un elemento determinante nel comparto dei trasporti e della logistica, è assolutamente fondamentale riflettere su come esso contribuisca e può sempre meglio contribuire alla efficienza del sistema, avendo un ruolo paritetico a quello degli investimenti.

Le aziende sane questo lo sanno bene, altre invece hanno teso a farsi concorrenza al ribasso, ritagliando i propri profitti a discapito della formazione dei lavoratori, delle regole di sicurezza, del rispetto dei contratti di lavoro.

Ebbene, la considerazione generale che siamo obbligati a fare è quella per cui le logiche esasperate del mercato hanno portato in molti casi a stressare le condizioni del lavoro, a discapito della salute dei lavoratori ma anche degli elementi di sicurezza degli utenti e, talvolta, della stessa efficienza dei servizi.

Va assolutamente sottolineato il fatto che i comparti e i profili professionali che qualificano il complesso settore dei trasporti e della logistica sono tutti fortemente connessi alla vita ed alla sicurezza delle persone.

Se, quindi, per la ripresa economica del Paese il rilancio dell’efficienza del sistema dei trasporti e la sicurezza delle persone e delle merci costituiscono elementi prioritari, da questi assiomi il sistema previdenziale dei lavoratori assume una forte connotazione di interesse generale, che prescinde da qualsiasi logica di lobby.

Su tale premessa riteniamo vada incardinata l’esigenza, motivata non solo dalla limitatezza delle risorse ma anche dall’ottimizzazione della spesa, di approcciare e inquadrare le programmazioni previdenziali e le loro norme entro una logica di sostenibilità, che nel contempo sappia anche tradurre ed attuare con giustizia ed equità le previsioni che coinvolgono, in modo diretto, la qualità e la speranza di vita di ogni singolo lavoratore, dalla quiescenza in poi.  

Parliamo, dunque, di un adeguato ed aggiornato sistema previdenziale, che, per essere tale, non deve e non può essere impostato su norme generaliste di tagli e riduzioni, che non sanno distinguere e rilevare le profonde differenze funzionali, qualitative e retributive esistenti nel mondo del lavoro. Al tempo stesso, riteniamo che uno degli obiettivi principali della politica previdenziale debba essere quello di impedire lo sviluppo di meccanismi negativi, che allargano la forbice della iniquità e della discriminazione sociale, della povertà e della malattia all’interno della platea dei pensionati. Ciononostante, la relazione alla Camera del presidente dell’Inps, Boeri, di qualche settimana fa, ancora una volta si è limitata ad asserzioni generali senza dare alcuna indicazione di merito, se non rilevare uno squilibrio, con negative ricadute occupazionali per i giovani che non riescono ad entrare nel mondo del lavoro e forti disagi per gli over 55, e alcune rigidità previdenziali che la “Riforma Fornero” ha prodotto nei diversi comparti del lavoro. Dunque, la strada è lunga ma crediamo debba essere percorsa velocemente.

Per quanto riguarda le lavoratrici ed i lavoratori del comparto dei trasporti impegnati in mansioni usuranti, che caratterizzano la produzione dei servizi del settore, vi è una forte quanto urgente necessità di ricercare e mettere a punto soluzioni previdenziali che salvaguardino la dignità del lavoro e tutelino la fase del pensionamento. Tali soluzioni devono anche saper essere una risposta immediata al bisogno di sicurezza della mobilità di persone e merci, all’evoluzione dei requisiti dei profili professionali, all’istanza di miglioramento organizzativo e produttivo delle imprese, alla necessità di controllare e ridurre la spesa sanitaria, all’efficienza ed efficacia dei servizi prodotti dal lavoro.

Finora, le tutele speciali ed i trattamenti commisurati di molti profili professionali usuranti, nei trasporti e nella logistica, sono stati messi nel limbo, come fossero istanze opinabili o addirittura pretestuose. Ma

la realtà è che se le persone si spostano con i mezzi pubblici, se le merci sono approvvigionate ovunque tutti i giorni dell’anno ed i rifiuti sono rimossi dalle strade quotidianamente, è perché migliaia di lavoratori e lavoratrici si assumono responsabilmente il compito operativo di questi servizi, con un impegno psico-fisico particolarmente intenso e continuativo. Per tali lavoratori le soluzioni previdenziali collettivamente percorribili, sia per le generazioni attuali che per quelle future, devono essere valutate anche alla luce delle forti incidenze qualitative e quantitative - benefici ed esternalità - che questi servizi di interesse generale esercitano sull’economia, sulla mobilità di merci e persone e sugli stili di vita.

Si è imposta, a nostro avviso, la necessità di adottare un nuovo ed aggiornato modello, che recepisca nei suoi computi il costo delle esternalità e il recupero di produttività, che, nell’immediato e nel tempo, comportano le differenti scelte previdenziali. In altre parole, è necessario calcolare le entrate-benefici che la tutela speciale e gli strumenti di pensionamento anticipato producono in termini di impatto, diretto ed indiretto, sulla spesa pubblica sanitaria, sulla incidentalità, sulla produttività del Paese, sul miglioramento di efficacia e efficienza delle imprese.

Certo, siamo consapevoli che il sistema previdenziale ha importanti relazioni sia con il bilancio dello Stato, che pone la sostenibilità economica come prerequisito di qualsiasi azione o scelta pubblica, sia con i fattori demografici di invecchiamento della popolazione e di un sensibile innalzamento medio della speranza di vita alla nascita, che tuttavia le ultime rilevazioni Istat danno in preoccupante, seppur lieve, inversione di tendenza. I vecchi metodi di determinazione e previsione della spesa pubblica, basati su calcoli secchi di entrata e uscita, a nostro parere non sono, tuttavia, più funzionali ai reali bisogni.

Il tema delle risorse, anche prescindendo dalle considerazioni sulle esternalità che sopra avanzavamo, può trovare soluzioni se esse non si distolgono dai fini cui sono specificatamente dedicate. In buona sostanza, vi è la necessità di individuare con precisione le platee per valutarne le risorse relative necessarie, ma anche di avere la certezza che quanto previsto non sia distolto per altri usi.

Pochi mesi fa la UIL, molto efficacemente, denunciava le finalità seguite dalle ultime legislature in campo previdenziale, tutte protese a far cassa sulle pensioni dei lavoratori, se non addirittura a far cassa sulla cassa. Infatti, una stima prudenziale, cioè per difetto, elaborata su dati INPS del 2014 dalla UIL, rileva accantonamenti inutilizzati di cifre importanti, sia nel Fondo dei lavori usuranti istituito nel 2007, in cui dovrebbero risultare almeno 987 milioni di euro, e sia nel Fondo a sostegno delle politiche sociali e familiari per le lavoratrici, istituito nel 2010 con gli anni contributivi aggiuntivi scaturiti dall’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, per un importo di 2 miliardi e 632 milioni. A conti fatti, dovrebbe esserci una giacenza complessiva di più di 3.600 milioni di euro non utilizzati, che potrebbero essere finalizzati alla reintroduzione della flessibilità in uscita per tutti dai 62 anni, così come propongono CGIL, CISL e UIL, nonché alla possibilità di una pensione anticipata con 41 anni di contributi, senza penalizzazioni e senza collegamento con la speranza di vita. Al contempo, circa 1 miliardo di questo cumulo è già volato via, distolto per altri impieghi, e non vorremmo che altri pezzi importanti di questo “tesoretto” fossero destinati ad altri fini.

E’ evidente che ci troviamo di fronte non solo ad un far cassa sulla cassa ma anche, dato l’elevato livello di inutilizzo dei Fondi in questione, ad un grave problema di accessibilità da parte del lavoratore impiegato in attività usuranti. Il d.lgs. 67/2011 dei lavori usuranti, infatti, che prevede il beneficio di accesso anticipato al pensionamento, rispetto ai limiti fissati dalla normativa generale, di alcune tipologie generali (lavoro notturno continuativo; lavori alle linee di montaggio con ritmi vincolati; lavori in galleria, cava o miniera e altre lavorazioni come da decreto Salvi del 1999; conducenti di veicoli di capienza non inferiore a 9 posti adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo), non contenendo criteri oggettivi chiari, ha creato opacità e interpretazioni burocratiche che limitano, se non impediscono, l’accesso al beneficio. Non è un caso se, fino ad oggi, delle 11.000 domande di pensionamento anticipato ne siano state soddisfatte solo 3.000.

Molti profili professionali nei comparti dei trasporti e della logistica sono caratterizzati da un livello di sicurezza previdenziale basso e da mansioni continuative particolarmente usuranti.

In molti casi lo svolgimento dei compiti assegnati a questi lavoratori richiede requisiti fisici e psichici molto severi, che vengono verificati da medici specialisti sia al momento dell’assunzione in servizio che a scadenza periodica ed in occasione di particolari eventi, come infortuni o assenze prolungate per malattie.

Da questo sistema rigoroso di requisiti e controlli derivano due diversi problemi:

  1. quando nei comparti che non prevedono l’anticipo pensionistico, nonostante il controllo medico rilevi l’inidoneità del lavoratore per usura dei parametri psicofisici, egli è costretto a continuare a lavorare, benché in altre mansioni, oppure rischia di perdere il posto di lavoro;
  2. i lavoratori che svolgono compiti usuranti hanno generalmente una costituzione particolarmente robusta, proprio per questa continua selezione e quindi emerge l’ “effetto lavoratore sano” e si può arrivare all’età del pensionamento in condizioni psico-fisiche discrete. Ma dopo il pensionamento il contenuto usurante dei compiti svolti crea una condizione analoga a quella di molti atleti, che finché gareggiano hanno ottime performance, ma poi finiscono per risentire dei colpi subiti.

Per questo riteniamo che il momento del passaggio alla quiescenza richieda un nuovo sistema equo ed equilibrato. Siamo convinti che il punto finale del percorso delle conquiste del lavoro e dell’innovamento tecnologico sia quello di garantire le medesime probabilità di durata della vita e le medesime condizioni di salute a tutti i lavoratori indipendentemente dal lavoro svolto. Attualmente, però, permangono importanti diseguaglianze. È necessario, quindi, che siano recepite le diverse incidenze che le tipologie di lavoro determinano nella speranza di vita dei lavoratori. Questa dimensione, la speranza di vita alla quiescenza, tenendo conto pure dell’equilibrio generale tra versamenti e rendite, deve essere assunta come discriminante previdenziale fondamentale.

Ravvisiamo l’urgenza di un intervento immediato, sia nelle norme speciali che regolamentano profili particolari sia nell’ambito della disciplina delle attività usuranti.

Il quadro normativo attuale è confuso e impreciso, interviene per vie diverse sulla previdenza e determina ampie zone di inefficacia e di disparità di trattamento. Abbiamo situazioni in cui, per lacune legislative ed interpretazioni che non condividiamo, si ha doppia norma di inutile ridondanza, altre, invece, in cui l’usura del lavoro, pur essendo sotto gli occhi di tutti, non è semplicemente riconosciuta. 

E’ dunque necessario cambiare l’attuale regolamentazione previdenziale a tutela del lavoro usurante attraverso un riassetto che sia innanzitutto fondato scientificamente, costruendo un percorso innovativo di conoscenze finalizzate, organizzate e fruibili che tengano conto delle trasformazioni del mondo del lavoro e dei rapporti di lavoro. Esiste una enorme massa di conoscenze e di dati sui rapporti tra lavoro e salute nonché vita, ambiente, salute. Numerosi sono gli studi che hanno messo in relazione tra loro queste informazioni e le banche dati in cui sono contenute. Manca purtroppo spesso l’effettiva accessibilità a questi studi da parte di tutti gli interessati, dai singoli cittadini fino alle Organizzazioni rappresentative dei lavoratori. A titolo esemplificativo, il D.lgs 81/08 per la tutela della sicurezza e salute dei lavoratori, prevedeva l’istituzione di un sistema informativo nazionale (SINP) per la prevenzione. A distanza di nove anni non è ancora neanche stato emanato il DPCM attuativo.

E’ importante che questa situazione si sblocchi e i dati possano essere utilizzati anche per un approccio più scientificamente corretto di politiche previdenziali.

Una politica previdenziale di tutela e garanzia dei pari diritti non può prescindere da questi dati per costruire risposte concrete ai bisogni vitali delle persone, programmando su basi di giustizia sociale economicamente sostenibili. Dunque, è necessario un metodo di rilevamento specifico del lavoro, che fornisca una quadro chiaro dettagliato e generale su cui fondare una flessibilità oggettiva, basata sulle risultanze mediche e sanitarie per tipologia di lavoro e profili professionali. A tale scopo potrebbe essere opportuno, a nostro avviso, dare vita a ulteriori studi epidemiologici, per approfondire le ripercussioni dei lavori usuranti sulla salute dei lavoratori.

Le appena citate trasformazioni in atto nel mondo del lavoro e le crescenti introduzioni di tecnologie richiedono al sistema previdenziale flessibilità, scaturente dal saper leggere ed interpretare i cambiamenti per adeguarsi o per governarli. Innegabilmente, vi è un assottigliamento crescente del disagio legato ad alcune mansioni del trasporto, ma non ne conosciamo a sufficienza la ricaduta sulla salute e sulle condizioni presenti e future di vita del lavoratore. E’ ad esempio il caso del macchinista ferroviario in generale e di quello di AV in particolare, sottoposti a campi magnetici in cabine di circa 2mq fino a 7 ore consecutive. Sappiamo con certezza che ciò compromette la salute del lavoratore, ma non ne conosciamo l’evoluzione in termini di medicina del lavoro, spese sanitarie, incidenza sulla sicurezza; non ne conosciamo in altri termini il costo sociale né siamo in grado di precisarne le ripercussioni individuali.

Di converso, la natura derivata e flessibile dei trasporti ai cambiamenti della domanda pubblica, rispondente a logiche di interesse economico generale, talvolta può addirittura far arretrare i miglioramenti acquisiti nello svolgimento delle mansioni. E’ il caso, ad esempio, degli operatori ecologici, che hanno visto la reintroduzione del lavoro manuale, e quindi di pratiche molto più usuranti, a seguito della raccolta differenziata porta a porta.

In generale, nel settore trasporti e logistica si possono già individuare distintamente alcuni profili usuranti che vanno tutelati:

  1. quelli rientranti nella definizione di lavoratore mobile, contenuta nell’art. 41 della Legge 133/2008, che adotta come criterio discriminante le mansioni svolte in concreto dal lavoratore anziché l’attività svolta dall’impresa. L’articolo definisce lavoratore mobile “qualsiasi lavoratore impiegato quale membro del personale viaggiante o di volo presso un’impresa che effettua servizi di trasporto sia per conto proprio che per conto terzi, passeggeri o merci su strada, per via aerea o per via navigabile o a impianto fisso non ferroviario”.

Riteniamo che questa categoria ben identificata dalla norma possa essere un riferimento funzionale per distinguere con chiarezza alcuni profili professionali usuranti. Tra questi, oltre ai conducenti adibiti al servizio pubblico di trasporto collettivo, unici ad essere già stati riconosciuti tra gli addetti alle attività definite per legge usuranti, quelli della gente di mare. Infatti, tutto il personale imbarcato, eccetto le mansioni di macchinista e di radiotelegrafista come previsto dalla ristretta norma speciale della Legge 413/84, è privo di tutele adeguate, nonostante condivida le medesime condizioni usuranti di lavoro. Altro profilo che attende da tempo il riconoscimento di lavoro usurante è quello degli autotrasportatori, che tra tempi di lavoro, stress da strada, postura ergonomica sfavorevole e alimentazione non corretta, sono soggetti a gravi patologie cardiovascolari e disturbi del sonno.

  1. All’interno poi della categoria dei lavoratori portuali, vanno tutelati coloro che svolgono lavoro nelle stive delle navi o addetti alla conduzione di gru in altezza. In particolare, i lavori di sbarco e imbarco delle merci effettuati nelle stive delle navi, sottopongono il lavoratore a critiche condizioni microclimatiche, a sforzi fisici, al contatto di materiali nocivi ed esalanti o polverosi, che costringono ad indossare per lunghe ore dispositivi di protezione individuali, che pur proteggendo la salute, aumentano tuttavia il disagio.
  2. Parimenti, all’interno della categoria dei servizi ambientali, necessitano di tutela gli addetti alla raccolta dei rifiuti, dato che tale attività comporta lo sviluppo di importanti patologie dell’apparato muscoloscheletrico e dell’organismo in generale per le esalazioni dei rifiuti.

All’interno delle fasce da tutelare, è necessario, poi, ripristinare il diritto pensionistico speciale ai macchinisti, personale viaggiante e di manovra delle ferrovie, travolto dalla “Riforma Fornero” da un giorno all’altro senza nemmeno contemplare, come fatto per altri settori, almeno un’armonizzazione di salvaguardia delle mansioni disagiate e di alcune professionalità molto usuranti. Allo stato attuale i ferrovieri si sono ritrovati fino a 9 anni di lavoro in più. Un capo treno, macchinista o manovratore fanno turni in H24 con orari irregolari e squilibrio dei pasti e del sonno con possibili conseguenze di salute, ma attualmente devono andare in pensione come un qualsiasi altro lavoratore senza alcuna motivazione per questo pesante peggioramento delle loro condizioni previdenziali.

Non va nemmeno trascurato l’equivoco interpretativo creatosi per i controllori di volo a seguito della armonizzazione alle regole della “Riforma Fornero”. Va ripristinata la prevalenza della specialità, poiché tutti i controllori di volo sono soggetti al venir meno del titolo abilitante al compimento dei 60 anni. Va superato, quindi, l’equivoco che distingue lavoratori appartenenti alla gestione dipendenti pubblici da quelli iscritti presso la gestione privata. Entrambi svolgono la stessa attività!

Certo, siamo consapevoli che la previdenza è una materia molto complessa e che l’età pensionabile ne è solo un elemento, sebbene cruciale. Tuttavia, per correggere le maggiori disparità, riteniamo che si possano dare sin da subito alcune prime risposte immediate utilizzando la doppia normativa vigente. Finora, le norme speciali sono state connaturate alla previdenza come correttivi o deroghe all’innalzamento dell’età pensionabile, dando una prima risposta immediata al problema del periodo di quiescenza del lavoro usurante. Esse dovrebbero essere indirizzate alla riconferma della tutela ai più deboli e a coloro che ne sono stati privati, come, ad esempio, nel caso dei ferrovieri e dei controllori di volo; mentre il fondo per il lavoro usurante potrebbe essere utilizzato per chi non ha mai avuto questa tutela pur registrando una fortissima usura, come il lavoro portuale, i lavoratori mobili, gli operatori ecologici.

E’ poi ineludibile un sistema previdenziale che contempli in modo organico ed efficace la previdenza complementare, quale forma di completamento del reddito pensionistico.

Alla luce delle ultime riforme in tema di modifica ai requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche del sistema obbligatorio, anche nel settore trasporti la previdenza complementare rappresenta, pertanto, un elemento fondamentale di tutela della vita dei lavoratori.

Va quindi valorizzato il ruolo della previdenza integrativa, per rispondere all’insufficienza del regime di prestazione della previdenza pubblica a coprire i bisogni di vita delle persone, assegnandole un ruolo meno marginale e più performante, al fine di scongiurare la condizione di anziani pensionati sempre più poveri.

Questo nodo va sciolto il più presto possibile, a maggior ragione anche per i giovani, che non riescono a vedere un futuro tranquillo e vivono sotto il segno della paura del domani.

L’elemento fondamentale deve essere quello della generalizzazione del sistema, con un’estensione al maggior numero possibile di lavoratori, per una migliore efficacia nell’utilizzo delle risorse.

Occorre perciò affrontare la frammentarietà dei Fondi di previdenza del settore trasporti e logistica, molti dei quali di modesta ampiezza, per raggiungere le masse critiche necessarie alle azioni di investimento non speculativo, finalizzato alla valorizzazione dei capitali. E’ necessario incoraggiarne l’adesione, aumentandone contemporaneamente la capacità integrativa di tutela previdenziale sostenibile.

Obiettivo politico strategico è dunque per noi l’aumento dimensionale dei Fondi negoziali attraverso una loro aggregazione.

Come evidenzia Covip nella sua relazione annuale, i Fondi pensione complementari in Italia a fine 2015 sono 469, e tra questi solo 12 raccolgono più di 100.000 iscritti. Il numero dei Fondi di piccole dimensioni rimane, quindi, elevato. In particolare, nel settore trasporti e logistica operano 7 Fondi pensione negoziali con 180.000 aderenti complessivi, un tasso di adesione di circa il 29% ed una massa in gestione (Andp) di oltre 4 miliardi di euro. Oltre il 50% degli aderenti e della massa totale in gestione è concentrata in due Fondi, Priamo e Eurofer. Esistono, dunque, ampi margini di sviluppo e di accorpamento per conseguire maggiori e più efficienti assetti organizzativi.

In questo quadro, insieme a Filt e Fit ed alle parti datoriali già da qualche tempo stiamo lavorando per l’unificazione dei Fondi complementari Previlog e Priamo. Il percorso potrebbe completarsi successivamente, coinvolgendo anche gli altri Fondi del settore Asstri ed Eurofer, nonché Fondaereo e Prevaer.

Più in generale, in questi anni la contrazione occupazionale collegata alla crisi economica e la sospensione dei versamenti da parte di diversi lavoratori hanno fatto segnare un leggero trend negativo alle adesioni. Questo risultato è dovuto anche a una forte concorrenza dei Fondi aperti e PIP, che si avvantaggiano della scarsa cultura previdenziale del Paese. Considerando ciò, come UilTrasporti abbiamo iniziato un intenso programma di formazione dei nostri quadri territoriali su questi temi specifici, in modo che possano fornire informazioni utili e corrette ai lavoratori interessati. E non solo. Dobbiamo anche superare il modello di adesione basato sulla sola iniziativa individuale, approcciando a forme di adesione collettiva, come già fatto per il rinnovo del CCNL del trasporto pubblico locale e per il settore dei servizi ambientali. È più che mai opportuna, infatti, l’introduzione del contributo contrattuale e della conseguente iscrizione automatica a beneficio di tutti i lavoratori, con contributo a carico delle aziende.

E a chi obietta che in questo modo si sottraggono risorse dal salario dei lavoratori, va contrapposta l’esigenza di dare un’alternativa seria e credibile al rischio reale di sempre maggiori ristrettezze economiche di prospettiva, quando cioè il lavoratore è ormai un pensionato in età avanzata. 

Tuttavia, gli ultimi interventi normativi non hanno dato la sensazione di una politica del Governo tesa al consolidamento ed alla incentivazione della previdenza complementare. L’aumento della tassazione sui fondi è una lampante dimostrazione della volontà di non favorirne la crescita. Dunque, appare necessaria una sterzata decisa per valorizzare e promuovere questi strumenti, dando sostanza alla volontà di sviluppare organicamente una politica previdenziale complementare, anche attraverso l’implementazione di strumenti finanziari che consentano ai Fondi pensioni di contribuire in maniera più importante agli investimenti nell’economia reale del Paese. A tale scopo, servirebbero, però, adeguate garanzie e sicurezza, al fine di massimizzare i rendimenti con livelli di rischio bassi, data la finalità previdenziale del Fondo. 

Il quadro che ci pare di aver delineato con le nostre considerazioni, punta a valorizzare il ruolo del lavoro nel comparto dei trasporti e della logistica, sottoposto a continue richieste di sempre maggiore efficienza, che vede forti condizioni di gravosità e di usura. Tali condizioni sono particolarmente rilevanti anche per l’incidenza che hanno sui costi complessivi e nei confronti della sicurezza dei passeggeri e della continuità di approvvigionamento delle merci. Per tutte queste ragioni la gravosità e l’usura del lavoro devono trovare modalità di rilevamento e di riconoscimento su basi scientifiche con la definizione di strumenti tecnici appropriati, basati su criteri di imparzialità e di certezza.

Su questi temi, come già più volte ribadito anche dal Segretario Generale UIL Carmelo Barbagallo, incalzeremo il Governo per una valutazione più ampia e meno approssimativa della tematica dei lavori usuranti, puntando a estendere i riconoscimenti previdenziali a quelle mansioni che, per quanto riguarda i trasporti e la logistica, sono di particolare rilevanza circa l’usura fisica e la probabile riduzione delle aspettative di vita.       

Alcuni elementi del nostro ragionamento hanno un orizzonte di medio respiro avendo bisogno di valutazioni particolarmente approfondite e della predisposizione di strumenti adeguati. Ma per le mansioni particolarmente critiche puntiamo in tempi brevi, nell’ambito del confronto che in questo momento è in atto a livello Confederale con il Governo, ad ottenere il legittimo riconoscimento per le particolari condizioni che le caratterizzano.

Ci sono due modi egualmente gravi di commettere ingiustizie: quello di dare soluzioni diverse a problemi uguali e quello di dare soluzioni uguali a problemi diversi, negando le differenze di gravità e necessità.

Nei confronti di queste ingiustizie siamo pronti a schierarci e a fare quanto è nelle nostre possibilità perché vengano eliminate.

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