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AMBIENTE-LOGISTICA-PORTI



D.D.L. “concorrenza” e ricadute sulla legislazione portuale

In questi ultimi anni il sistema portuale italiano ha dato una grande prova di tenuta (economica e sociale) in un periodo storico caratterizzato da una sfavorevole congiuntura economica e dalle sfide sempre più estreme della competizione che stanno mettendo a dura prova la tenuta degli equilibri del mondo portuale, con gravi effetti sulla tenuta salariale ed occupazionale.

Questa buona riuscita alla “prova sotto stress” dei nostri porti è sicuramente frutto di quanto discende dalla Legge 84/94 e delle varie operazioni di manutenzione effettuate alla stessa negli anni grazie al nostro impegno, ed alla nostra azione sindacale (una per tutte la strutturalizzazione dell’IMA).

Un sistema caratterizzato dalla centralità dell’impresa terminalista, dove l’impresa ex art. 17 rappresenta l’unico fornitore di lavoro temporaneo portuale e vero ammortizzatore sociale in questi anni di crisi, e dove l’Autorità Portuale rappresenta l’elemento di regolazione pubblica oltre che promotore di sviluppo per il porto.

E’ per difendere questo modello portuale che ribadiamo la necessità e l’urgenza di un intervento legislativo equilibrato e condiviso, oggi rappresentato dai d.d.l. S120/S370 di riforma della legislazione in materia portuale in esame al Senato, volto a tutelare il lavoro portuale, e che riaffermi alcuni principi cardine che rappresentano il minimo comune denominatore per un sistema più efficiente nel suo complesso, partendo dalla necessità dell’autonomia finanziaria della Autorità portuali  per dare impulso allo sviluppo economico del Paese, dalla riconfigurazione della presenza pubblica del ciclo complessivo delle autorizzazioni e di controllo in ambito portuale, iniziando dall’Agenzia delle Dogane.  

Apprendiamo invece in questi giorni del pericoloso tentativo di sconvolgere totalmente l’attuale sistema regolato attraverso un provvedimento (il disegno di legge “concorrenza”) che rappresenta l’ ulteriore testimonianza  dalla spinta riformista, in più occasioni alimentata dal Governo, tesa a rivoluzionare il sistema portuale in maniera approssimativa e pericolosa da un punto di vista della tenuta sociale.

Tra gli elementi innovativi contenuti nel d.d.l. in parola spicca – per gravità -  l’abrogazione dell’attuale art. 17 della L. 84/94 in virtù di una probabile apertura al mercato in assenza di regole, con accesso alle operazioni portuali di soggetti non in possesso del necessario know how.

Un vero e proprio attacco frontale al lavoro portuale regolato, volto a scardinare l’attuale sistema e a creare pregiudizi per migliaia di posti di lavoro. Un’ipotesi catastrofica che potrebbe portare le distorsioni presenti nella filiera terrestre della catena logistica all’interno del sedime portuale.

Non si salvano nemmeno i servizi di interesse generale per la sicurezza della navigazione nei porti, in quanto, i servizi tecnico nautici verrebbero messi in discussione attraverso le modalità di affidamento che verrebbero introdotte da un’apertura selvaggia della concorrenza nel mercato, pericolosa per gli standard qualitativi che tali servizi debbono avere.

Saremo pertanto impegnati nei prossimi giorni a modificare i contenuti del d.d.l. “concorrenza” onde impedire che si concretizzino le attuali previsioni in esso contenute.

Il Segretario Nazionale

Marco Odone

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