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AMBIENTE-LOGISTICA-PORTI



Assemblea con i lavoratori del Porto di Taranto - Intervento del Segretario Generale, Claudio Tarlazzi (UILT)

Venerdì 18 settembre u.s. si è svolta un’assemblea a Taranto con i lavoratori del porto.

Erano presenti, oltre a numerosi lavoratori, Giancarlo Turi, segretario generale Uil Taranto, Claudio Tarlazzi, segretario generale Uiltrasporti nazionale, Marco Odone, segretario nazionale Uiltrasporti, Vincenzo Boffoli, segretario generale Uiltrasporti Puglia e Carmelo Sasso, segretario provinciale Uiltrasporti Taranto.

Di seguito, l’intervento di Claudio Tarlazzi.

PlCen1Il campanilismo che ha albergato nei porti e soprattutto l'autoreferenzialità che molto spesso abbiamo riscontrato nelle Autorità Portuali ha dato risposte localistiche piuttosto che proiettare i porti in una dimensione globale. Siamo assolutamente convinti che il bene e lo sviluppo dei porti, e del territorio circostante, dipenda dal fatto che debbano avere una dimensione internazionale sfruttando anche le vocazioni specialistiche di ogni singolo porto, quindi utilizzando le risorse economiche e indirizzandole in quelle specificità che servono appunto a quei porti. In Italia tutti i porti vogliono fare tutto, tutti i porti vogliono diventare a vocazione container, quindi con fondali da scavare di 16,5 metri per le navi porta-container, un gigantismo navale che non serve. Non è possibile pensare che in Italia la strategia sia solo dei container, sappiate che di tutti i volumi di merci in Italia i container rappresentano il 25% i restanti 75% sono merci alla rinfusa liquida o alla rinfusa solida o merci varie, quindi invece che attrezzare tutti i porti per i container sarà logico pensare a dei sistemi dove ci siano porti a vocazione container e su quelli concentrare gli investimenti adeguati, per gli altri porti a vocazione diverse è opportuno infrastrutturali per quelle vocazioni. Tutti quanti i porti devono essere collegati con le ferrovie perché scontiamo il problema della bassa velocità commerciale, inoltre, una razionalizzazione e una pianificazione di cosa devono fare i porti nel panorama dell'Italia credo che sia un interesse generale. Questo è un po' il fondamento del Piano della Portualità e della Logistica e questa è la parte che ci convince. Un’altra parte che ci convince, riguarda le misure volte ad abbattere il gup che i porti italiani hanno scontato rispetto ai nostri Competitors europei: nei nostri porti non funzionando il sistema delle dogane, le merci stazionano più di quanto sarebbe necessario comportando un costo dei prodotti più alto. L'altra è la pianificazione e realizzazione delle opere, compreso i dragaggi. Abbiamo un sistema che è e fortemente ingessato, bisogna semplificare. A noi non interessa, in realtà, il numero delle Autorità Portuali, non è certamente la questione centrale, a noi interessa di più che i porti funzionino, a noi interessa di più che il porto di Taranto, a vocazione container, sia sviluppato e abbia la possibilità di dare una risposta positiva alla città di Taranto e ai lavoratori di Taranto, questo a prescindere che il sistema pugliese sia unico o incentrato su due sistemi. Poi sul Piano abbiamo sollevato delle criticità perché non tutto quello che prevede ci convince. Sappiamo benissimo che non ci saranno più i comitati portuali, ci saranno dei comitati di gestione ove siederanno il presidente della regione e il sindaco della città metropolitana, io comprendo anche la diffidenza della comunità di Taranto che in questo caso vedrebbe nel comitato di gestione la sola presenza di Bari e la non presenza di Taranto o di Brindisi, su questo io non sono d'accordo, secondo me è uno sbaglio che nei comitati di gestione non  siedano i sindaci delle città portuali, perché secondo me la logica dello sviluppo armonico e sinergico in un sistema debba vedere tutti i livelli politici d'accordo, questo tema non deve essere visto come una diatriba ove qualcuno vince e qualcun altro perde. In un sistema portuale si vince tutti insieme o si perde tutti insieme, mettere in sinergia ed integrazione il porto, gli Interporti con collegamenti efficaci e veloci rappresenterebbe una realtà nuova per logistica italiana, una scommessa. D'altra parte in Italia, stiamo buttando via 40 miliardi all'anno perché abbiamo una logistica che non funziona, abbiamo settori produttivi che producono dei prodotti di alta qualità ma poi non li sappiamo distribuire, questo crea un gup che comporta una maggiore spesa (che incide sul costo finale del prodotto) che noi stessi paghiamo quando acquistiamo i prodotti. Quindi la scommessa del sistema, sono convinto che, teoricamente è una scommessa vincente che dobbiamo perseguire. Se ci perdiamo negli scontri tra sindaci o nel tema Autorità Portuale in più o in meno credo che la scommessa sia già persa in partenza.

OdoneTarlazziTuri180915Taranto ha avuto la sfortuna di avere un solo operatore in tutto il porto. Avere un operatore unico significa correre il rischio che nel momento in cui quest'operatore fa una scelta industriale diversa lascia il porto a zero, questa è un'altra cosa che va corretta, ma noi ci possiamo ancora permettere di firmare una cambiale in bianco con un operatore a cui, peraltro, affidiamo tutto il porto con un piano industriale che non viene soddisfatto? io credo che questo sia stato un aspetto negativo da cui bisogna fare esperienza, un errore da non ripetere, ciò vale per Taranto ma anche per altri porti. Avere più operatori significa anche avere più garanzie, non affidarsi al 100% alle strategie industriali di quell’operatore che decide dall’oggi al domani di lasciare il porto in cui opera per andare al Pireo perché spende meno, non è accettabile, l'infrastruttura appartiene a tutti, alla collettività, ai cittadini di Taranto, ai pugliesi, agli italiani, noi non possiamo affidarci ancora una volta ad un solo operatore perché si rischia di ricadere in queste dinamiche. D'altra parte questi vettori globali fanno scelte a prescindere da quelle che sono state offerte da quel Porto, fanno scelte di carattere economico per le proprie tasche, sarà pure legittimo, ma noi abbiamo il dovere di non ripetere un'altra volta questi errori.

Per il porto di Taranto sono stati investiti circa 450 mln, il tutto fa si che Taranto sia un hub e rivesta un ruolo strategico per la Puglia e per l'intero Paese, con la piattaforma logistica e con una situazione retro portuale veramente positiva ed incisiva quando sarà funzionante, e quindi bisogna evitare che il porto di Taranto sia desertificato come in questo momento qui, rappresenta un importante investimento del Paese. Quindi anche in questa logica il porto di Taranto, comunque sia, dev'essere il porto di riferimento container del sistema che sia uno o che siano due. Parimenti, occorre dotare il Porto di Taranto di un regime fiscale di vantaggio che permetta di competere meglio con i porti del Mediterraneo che sviluppano traffici transhipment.

Detto ciò, se fossi io il sindaco non farei la lotta per avere due sistemi all'interno della Puglia ma farei la lotta con l’Anci affinché nei comitati di gestione siedano anche i sindaci, per avere la possibilità di ragionare su come viene articolato il sistema e dove vanno a finire le risorse per il suo sviluppo. Questa dev'essere secondo me la logica, tralasciando gli scontri di potere che a noi lavoratori non interessano, l'importante è che in un sistema efficiente ed efficace il nostro porto, in questo caso quello di Taranto, conservi assolutamente un ruolo primario e conservi la possibilità di avere gli investimenti adeguati affinché sia attrattivo per nuovi investitori, operatori seri che abbiano dei piani industriali e di sviluppo, come noi chiediamo, ma ribadisco la necessità di più operatori perché a prescindere dalle loro scelte il porto non può rimanere senza navi. La Uil non vuole scegliere gli investitori, ma di sicuro vuole giudicarne le loro reali intenzioni.


 

STUDIO 100/ INTERVISTA AL SEGRETARIO GENERALE UILTRASPORTI, CLAUDIO TARLAZZI

 

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